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mercoledì 4 luglio 2012

Ecco la "Particella di Dio" che compone la massa, Higgs in lacrime



Scoperte Scientifiche: Ecco la "Particella di Dio", il bosone di Higgs, la particella che costituisce la massa di tutte le cose visibili e tangibili. E' Stato il Cern di Ginevra ad annunciare la scoperta, per una teoria che veleggiava tra gli ambienti scientifici da 48 anni, proprio teorizzata dallo scienziato Higgs. L'anziano Fisico, promotore, è scoppiato in lacrime all'annuncio, un lungo applauso lo ha accolto: commozione e sentimenti che ben si legano al passo in avanti dell'umanità. La Natura ha oggi meno segreti, risulta meno misteriosa ai nostri occhi.
In basso il Video dell'annuncio e approfondimenti

giovedì 19 maggio 2011

I Nazca, disegni e figure gigantesche nel Perù

La Piantina dei disegni misteriosi, Nazca Lines Archaelogical Map
Sul suolo arido del Perù meridionale, l'antico popolo dei Nazca ha tracciato dei segni, invisibili ad altezza d'uomo, ben definibili ad un'altezza di circa 500 metri.
Ignorati sino agli inizi del Novecento, i segni, le necropoli della civiltà Nazca sono stati studiati per la prima volta dall'archeologo tedesco Max Uhle. Da allora numerose ipotesi si sono fatta per dare una sommaria definizione della funzionalità e dell'uso di quei giganteschi segni sull'arida terra del Perù.
Alcuni studiosi ritengono che fossero delle incisioni telluriche ricalcanti un gigantesco calendario astronomico.
Altri come segni zodiacali speculari a costellazioni, altri ancora ritennero opportuno, rifacendosi alle usanze dei popoli nomadi del centro-sud America, indicare i segni come luoghi-altare su cui le tribù commemoravano i propri avi, quindi un punto di vista per lo più religioso-antropologico.

Condor

La civiltà di Nazca è una popolo del Perù meridionale vissuta tra il II e VI secolo d.C., il nome “Nazca” è preso appunto dalla zona in cui essi vivevano,l’altopiano di Nazca, un vasto deserto della pampa che estende per circa 50 Km che a quei tempi era molto fertile. I Nazca erano una civiltà molto sviluppata e intelligente, basti pensare al complesso sistema di acquedotti della città diCahuachi, che nonostante i secoli è ancora funzionante. Questa civiltà nasconde alcuni segreti, perchè è fiorita all’improvviso e poi è scomparsa altrettanto repentinamente? Cosa sono le misteriose linee di Nazca?
La sensazionale scoperta risale al 1920, quando un piccolo aereo, allora ancora poco utilizzato, sorvolando la piana di Nazca scoprì vide sul terreno qualcosa di molto strano: la zona era piena di gigantesche figure stilizzate dianimali, figure geometriche e lunghissime linee rette, se alcuni disegni sono relativamente piccoli altri raggiungo lunghezze di 200 m. Queste linee sono praticamente dei solchi, non molto profondi, praticati sul terreno ed è proprio per la loro grandezza che non si riescono a vedere da terra, rimanendo così nascoste per parecchi secoli. Pensate che sono stati contati più di 300 disegni per un totale di tredicimila Km di linee e che gli animali rappresentati fanno parte realmente della fauna della zona.
Ma come faceva una civiltà di quel tempo a creare delle opere così faraoniche e soprattutto che funzioni avevano queste linee?
L’aspetto stupefacente delle linee di Nazca è la precisione con la quale sono state fatte, degna dei più bravi ingegneri del nostro tempo; alcuni studiosi ipotizzano che i disegni venivano prima realizzati su stoffa e poi realizzati, chiaramente con proporzioni maggiori, sul terreno con l’aiuto di corde, paletti e compassi di legno. Il contrasto delle linee col terreno si otteneva rimuovendo le pietre superficiali lungo le linee, così facendo il colore più chiaro delle pietre sottostanti faceva da contrasto col terreno; si pensa inoltre che le linee fossero utilizzate come un percorso celebrativo, ecco perchè le linee sarebbero così ben marcate, in quanto ogni giorno erano percorse da centinaia di persone.[complottiemisteri]
Astronauta


Primate
Ragno

Quindi le linee di Nazca non sono altro che dei percorsi utilizzati in passato per celebrare gli Dei? Alcuni dicono di no, secondo questi le linee erano destinate a qualcosa di pù grande!
Secondo Gerald Hawkins, un astronomo dell’osservatorio di Washington, i disegni di Nazca hanno allineamenti stellari simili a quelli di Stonehenge e non solo, il disegno chiamato “il grande rettangolo” coinciderebbe con la costellazione delle Pleiadi nel periodo in cui è stato creato.Ad aumentare la dose di mistero ci pensa il famoso disegno del “Ragno”, l’animale in questione è una ragno che vive solo nell’Amazzonia e presenta una particolarità che non è sfuggita alla civiltà di Nazca: l’organo riproduttivo del ragno è una minuscola escrescenza posta sulla terza zampa, talmente minuscola che è visibile solo al microscopio! Fin qui niente di strano, peccato che questa piccola escrescenza è presente anche nel famoso disegno! E non mi sembra che 1500 anni fa il microscopio fosse uno strumento conosciuto, anzi!
Una civiltà che lascia comunque trasparire, aldilà delle interpretazioni, più o meno attendibili, un'organizzazione tribale guidata da una classe dominante forte e autoritaria capace di comandare contadini e manodopera anche nella costruzione di grandi opere.
In conclusione, le conoscenze bio-scientifiche (Ragno), astrologiche-astronomiche, sono già di per sé di grande valore, ma suscita un maggiore stupore la figura dell'Astronauta, evidentemente ignoto in quel periodo...o forse no!



sabato 14 maggio 2011

I Pitti, un popolo ricco di mistero




In un panegirico del 297 d.C., il retore gallo Eumenio, menziona i Pitti per la prima volta. La più antica testimonianza dell'esistenza di un popolo dalle mille sfaccettature, storiche e mitologiche. 


Il nome con cui sono conosciuti ("Picts" in inglese) sembra essere derivato dal vocabolo latino "pictus" (dipinto), appellativo con il quale i Romani li avrebbero soprannominati a causa della loro abitudine di pitturarsi o, come alcuni credono, di tatuarsi i corpi nudi. Molti studiosi non concordano con quest’interpretazione e ritengono che il nome sia invece derivato dalla corruzione fonetica da parte dei Romani del nome originario in lingua pittica e fanno notare, a riprova della loro ipotesi, come stranamente nessuna menzione di una tale usanza non sia mai stata fatta, anche dai cronisti più antichi. 



Sono molte le leggende sui Pitti che sono state tramandate e si sono alimentate nei corsi dei secoli. 



Nell’anno 731, nella sua "Storia della Chiesa" in Inghilterra, riprendendo una tradizione inventata e utilizzata ai suoi tempi come propaganda politica dagli Scoti, il Venerabile Beda scrive che i Pitti, giunti in Irlanda dalla lontana Scizia, chiesero della terra agli Scoti e questi li mandarono allora a popolare il nord della Britannia. Ai Pitti giunti senza donne, gli Scoti offrirono loro persino le loro figlie, a patto che avessero continuato proclamare il loro re seguendo una discendenza matrilineare (cioè: con l'ovvio fine di rendere sempre possibile una legittima ripresa del territorio). 



Nel XII secolo, nella "Historia Norvegiae", il poeta e storico islandese Snorri Sturlason descrive invece i Pitti come dei Pigmei che vagavano il mattino e di sera, ma che a mezzogiorno perdevano la loro forza ed erano costretti a nascondersi dentro a buche scavate nel terreno. Si tratta ovviamente di una descrizione tipica della mitologia medioevale, ma la leggenda dei piccoli Pitti dimoranti sotto terra sopravvisse per molti secoli. La tradizione vuole, ad esempio, che i Vichinghi che per primi giunsero a Rousay, nelle isole Orkney, non osassero sbarcarvi perché avevano visto apparire sulle loro coste piccoli esseri, simili ad elfi o troll, brandenti lance scintillanti. E ancora Sir Walter Scott credeva che le gallerie dei villaggi di pietra preistorici (che ai suoi tempi si pensava erroneamente fossero stati edificati dai Pitti) fossero strette e basse a causa delle piccole dimensioni di quel popolo.



Se è vero che l’origine dei Pitti è avvolta dall’oblio della storia, non esistendo documenti scritti al riguardo, è altrettanto vero che oggi l’alone di mistero che li ha circondati per tanti secoli si è in parte dileguato. E' ormai assodato, ad esempio, che essi non giunsero in queste terre dal mare, ma che furono invece i diretti discendenti della popolazione autoctona occupante il territorio scozzese sin dall' Età del Ferro. 



È altresì condivisa l' ipotesi che la loro cultura fu fortemente influenzata, nel lungo lasso di tempo che intercorse tra il 4700 a.C. e il 500 a.C., dall' arrivo delle varie ondate migratorie di popolazioni indoeuropee, ibere e celtiche delle quali assimilarono credenze religiose e rituali cerimoniali. 



Ai tempi di Tolomeo i Pitti non presentavano unità politica; egli infatti ne parla come di un insieme di dodici tribù e anche Tacito scrive che alcune di loro si erano unite contro l' esercito di suo suocero Agricola nell'83 d.C.. Nel III secolo Cassius Dio menziona la presenza nelle regioni scozzesi di due grosse tribù, i Caledonii e i Maeatae. Anche da molte altre fonti classiche l'idea generale che se ne trae è che i Pitti fossero internamente distinguibili in due grandi gruppi che, a partire dalla metà del IV secolo, divennero noti con i nomi di Verturiones e Dicalydones. 



Secondo una tradizione, ancora viva nel IX secolo, il loro territorio sarebbe stato suddiviso in sette province nominate dal nome dei sette figli del primo re e padre eponimo di quel popolo, Cruittne (Cruitni era, infatti, il nome dei Pitti Gaelico). Sebbene non si tratti che di una leggenda, sono in molti a ritenere fondata l'ipotesi che il territorio fosse suddiviso in un certo numero di distretti. 



In realtà non si può dire molto di più. Non sappiamo neppure come i Pitti si chiamassero tra loro e se riconoscessero il concetto stesso di un nome unico o di uno stato unitario.



In termini storici i Pitti sono considerati entità politico-sociale a partire dal tempo della spedizione di Agricola. Sappiamo che erano stanziati al di sopra del Vallo di Antonino (circa 150 chilometri a nord del più famoso Vallo di Adriano), che non furono mai assoggettati al dominio romano e che furono agricoltori, pescatori, allevatori ma, soprattutto, come i loro avi Celti, guerrieri tenaci, valorosi e terribili. Pare anche assodato che essi furono effettivamente divisi in due gruppi che, per comodità, sono indicati come Pitti del Nord e Pitti del Sud. 



Il loro regno raggiunse il suo apice durante il VI secolo d.C., nello stesso periodo in cui nella Scozia occidentale si installarono i Dal Riata, anche conosciuti come Scotti, provenienti dall' Irlanda. Con gli Scotti, giunse anche in queste terre il Cristianesimo al quale i Pitti progressivamente si convertirono. 



Poi nel IX secolo d.C., la dinastia dello scotto Kenneth mac Alpin prese il sopravvento, gettando le basi della nascita della attuale nazione scozzese. Il territorio, un tempo dei Pitti assunse il nome di "Alba", nome con cui ancora oggi in gaelico si chiama la Scozia e che venne nei secoli successivi esteso a tutta l' isola britannica, come Alban o Albion, e di loro non rimase traccia. 



Alcuni, volendo alimentare il mistero, li vorrebbe addirittura considerare un popolo "scomparso". Più credibilmente essi furono gradualmente inglobati dalle popolazioni gaeliche.



"Carden" (bosco), "pert" (foresta), "lanerc" (spazio senz’alberi, radura), "caer" (forte), "pren" (albero), "aber" (confluenza, foce di un fiume) sono parole che sono fatte risalire al loro antico linguaggio, anch’esso sconosciuto mancando fonti scritte, anche se si ritiene facesse parte del ceppo Gallo-Britanno della famiglia del Celtico, a sua volta ramo della madre lingua Indo-Europea.



Come in altre parti d' Europa è la toponomastica che conserva prefissi riconducibili alla lingua perduta. "Pett/Pit" stava, ad esempio, ad indicare un insediamento e sopravvive tuttora nei nomi di diverse città (Pitcairn, Pittlochry... ), così come "Pen" (Penrith, Penmaenmawr, Penarth, ...). In Italia ritroviamo la stessa radice nei luoghi un tempo abitati dalle popolazioni celtiche e non ci sorprenderà dunque scoprire che i nomi degli Appennini e dei Monti Pennines inglesi hanno una comune origine!



Fu solamente a partire dal XVI secolo che l' interesse degli studiosi iniziò a rivolgersi ai Pitti, per merito di John White, divenuto famoso per i suoi disegni di indiani completamente ricoperti di tatuaggi da lui incontrati partecipando alle spedizioni di Sir Walter Raleigh nel Nuovo Mondo.



White pensò di aver trovato la prova tangibile che quanto si raccontava dei Pitti potesse corrispondere alla realtà e ipotizzò un parallelo tra l' usanza dei "nobili selvaggi delle Americhe " e quella degli antichi abitanti della Scozia. La sua teoria scatenò l'interesse della gente comune e del mondo scientifico inglese ed i Pitti divennero argomento di discussione e studio.



Ovviamente molte furono le ipotesi e le dotte diatribe tra le varie correnti di pensiero. Nel XIX secolo, dalla pura speculazione si iniziò a considerare l'attendibilità documentaria degli eventi storici annessi.



Fu infatti nel 1819 che vicino al villaggio scozzese di Fife fu scoperto un piccolo tesoro. Questo, sebbene non fosse subito attribuito ai Pitti, conteneva alcuni oggetti che portavano incisi simboli identici a quelli che erano stati scoperti su alcune pietre erette scolpite, presenti qua e là in tutta la Scozia. La cosa destò scalpore e diversi ricercatori iniziarono a volgere la loro attenzione verso quelle pietre sino allora ignorate.