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venerdì 15 novembre 2013

Sardegna, Cortes Apertas: partecipare e prenotare il B&B

Evento imperdibile per gli amanti della tradizione e del folklore dei popoli legati alla propria storia in Italia: infatti, in Sardegna, è in svolgimento in questi giorni un evento che consente di assaporare sotto ogni punto di vista la cultura e gli aspetti antropologici di tutto un popolo, "Cortes Apertas".


Parliamo di una delle occasioni imperdibili durante l'anno per gli appassionati di turismo enogastronomico e folkloristico: prenotare, anche in last minute, il proprio bed and breakfast, è facilissimo e ci consentirà di trascorrere insieme alla tradizione sarda questo terzo week-end novembrino.
Cortes Apertas è un’occasione per assaporare la tradizione e la storia del cuore della Sardegna, in particolare de La Barbagia, vero cuore antico e austero dell’isola, regione che si erge a portastendardo della tradizione culinaria e folklorica dell’isola.
Vediamo come specifica l'evento di questa settimana il portale che raccoglie i migliori B&B della Sardegna legati alla tradizione enogastronomica: “la Camera di Commercio e l’Aspen di Nuoro, anche quest’anno, hanno dato il via alla manifestazione dal titolo Cortes Apertas. Si tratta di un circuito, di straordinario interesse, ricco di appuntamenti che si snodano su tutto il territorio barbaricino". 
LE DATE.
"Il 15, 16 e 17 Novembre sarà proprio il comune di Nuoro ad aprire le sue corti, piazze, vie del centro storico e cortili privati, ai visitatori sardi e non. La cittadina, sormontata dalla stupenda cornice del Monte Ortobene, sobria e pittoresca al contempo, metterà in bella mostra antichi mestieri, un pregiato artigianato locale di tradizione familiare, percorsi enogastronomici che faranno scoprire sapori intensi e genuini tipici della cucina sarda. Ma non solo, sfilate in costume tradizionale, tra i colori dei tessuti e i pregiati ricami, gioielli appariscenti dalle forme inconsuete, stupiranno quanti vorranno avvicinarsi a questo tipo di turismo”.
Mentre per la Domenica 18 Novembre, giornata conclusiva, “alle ore 10, il mercatino biologico dei prodotti dell’agricoltura locale, sarà una buona occasione per gustare prodotti coltivati ancora in modo tradizionale, privi di pesticidi e dall’inconfondibile sapore di un’autenticità genuina”.
Per saperne di più su Cortes Apertas

venerdì 6 gennaio 2012

Olympia Magritte, ritrovata!

Curioso ritrovamento del dipinto di Magritte, Olyimpia, sparito nel 2009.
Ad annunciarlo la stampa Belga che ne sottolinea alcuni retroscena www.artknowledgenews.com :
I ladri sarebbero 2, rimasti ignoti e liberi. I due non sarebbero riusciti a piazzare il dipinto al mercato nero e si sarebbero rivolti ad un esperto d'arte. Quest'ultimo ha denunciato il ritrovamento, stranamente, non rivelando l'identità dei furfanti. Almeno il dipinto è recuperato, i due ladri a piede libero ci penseranno su prima di depredare tesori mondiali alla fruibilità comune.

Un'altra cosa: dov'è secondo voi il Caravaggio scomparso lo scorso secolo dall'oratorio S. Lorenzo a Palermo?

Palermo Storia, canto gli Arabi in Sicilia e poi i Normanni

D'oro e d'argento, i campi irrigati,
librano in coro uccelli canuti,
selve di pini e abeti ramati,
branchi di belve sotto cieli stellati.

Viandanti a corte, Mori ad acconciare
pelli di greca memoria e rare
pietre e spezie di conquiste amare
avute in dono da battaglie avare

di superstiti. Ridenti nella Galka in coro
e a ritmo, issano un palazzo d'oro
scuri in volto osservano il pianoro
che occupavan di merci le guardie del mezzo toro.

Alle foci dei due torrenti le navi stanno
chiuse dalla catena del Pisan danno,
con vele ammainate, "solerti!", i più diranno,
"difficile a irrompere è il porto tiranno!".

Salgon la piana e i fratelli dal Mare fiero
da questo il Guiscardo, di là Ruggiero,
sfruttando la fioca luce del Sol mattiniero,
affiancano da ambo i lati il contado nero.

Uomini del Nord, Liguri, Galli o Normanni
amanti di Giostre, nobili pari e mai tiranni,
di destrieri alabardati assaltan con pochi affanni
si diran cristiani, al primo non senza danni.

oh! Asgid e Riad moreschi giardini d'Or
Aranci, Mandorli e Peschi, dal dolce sapor,
ristagnan l'acque nei Qanat al neo avventor,
finché il Gran Conte giunge a ridarne il Valor.

 ©Il caffè del Saltimbanco

giovedì 5 gennaio 2012

I Ventimiglia, Normanni di Sicilia

La storia di una famiglia nobile, talvolta, rispecchia quella di una città intera. Palermo, terra di conquiste e dominazioni varie e frammiste, può essere dipinta nella sua diacronia come la città dalle mille facce. L'epoca aurea della città, sebbene avesse svolto un ruolo non secondario per Punici, Greci e Romani, è contraddistinta dalla presenza Araba (827 d. C.) e in seguito da quella Normanna (1071) e Sveva (dal XIII sec.). 
I Normanni, in special modo, hanno colonizzato la città con un grande afflusso di famiglie nobili Galloitaliche, provenienti dalla Liguria e dalla Provenza francese. Una di queste stirpi nobiliari non può non essere quella dei Ventimiglia (con tutte le varianti parentali e genealogiche, dettate da matrimoni e combine di rito).



I Ventimiglia furono una famiglia Siculo-Normanna di origine ligure molto potente e influente nella storia culturale, politica e economica dell’Isola – e non solo – dal XIII secolo al XIX secolo. Per lunghi tratti della seconda metà del Trecento costituirono un’ampia signoria indipendente, riconosciuta, tra gli altri, dallo Stato della Chiesa, nel periodo dei cosiddetti Quattro Vicari del Regno di Sicilia. Fra i rappresentanti più importanti ed in vista della nobiltà in Sicilia, presero il nome dalla città ligure di Ventimiglia della quale erano conti i cugini del ramo principale. Il ramo trasferitosi in Sicilia, al contrario, proveniva dal comitato episcopale di Albenga, in cui deteneva la contea del Maro e il feudo delle decime episcopali.

giovedì 15 dicembre 2011

Leonardo da Vinci, evento mondiale alla Reggia di Venaria


La Reggia di Venaria apre le maestose Scuderie a Leonardo da Vinci e alla rassegna clou dei festeggiamenti per i 150 dell'Unità d'Italia: ''Leonardo. Il genio, il mito''.
Sono oltre 20.000 le prenotazioni provenienti da tutta Europa per l'evento. Un'occasione da non perdere per milioni di appassionati ed estimatori del genio di Vinci, opere e disegni scarsamente fruibili, quindi un'opportunità più unica che rara.
Una mostra straordinaria dedicata all'uomo di Vinci e alle sue opere, che diventa unica con l'esposizione del celebre ''Autoritratto'' di Leonardo. Il capolavoro e' custodito con grande perizia nel caveau della Biblioteca Reale di Torino e di la' non si e' mai spostato, se non per qualche rara esposizione (nel 1929 e nel 2006) nella stessa Biblioteca.
Leonardo da Vinci, Autoritratto

E' stata realizzata un'incredibile teca hi-tech, con vetro extra-chiaro e un complesso software che controlla temperatura, umidita' e altri parametri 24 ore su 24. Il capolavoro è stato assicurato per 50 milioni di Euro. 
Un viaggio nell'opera di Leonardo tra arte, multimedialità ed effetti speciali in cui trovano posto 25 disegni autografi originali, decine di scritti e una serie di opere dal XV al XX secolo che attestano come gli autori del periodo abbiano preso spunto e ispirazione dal genio di Leonardo.

domenica 11 dicembre 2011

Atlantide e il sogno

Un'interpretazione di un sogno ricorrente e collettivo, Atlantide, dove sogno e mito coincidono e si compenetrano, un universo di colori e immagini fluttuanti e oniriche.
Freud nella sua "metafora archeologica" sostiene come l'inconscio possa essere esplorato alla stessa stregua di un archeologo, procedendo per strati si può scavare fino al più profondo IO e riscoprire civiltà nascoste e pensieri immagini ricordi sensazioni obsolete e subconscie.
Allo stesso tempo, il mestiere dello psicologo e dell'archeologo vengono a coincidere in un'unica figura: la persona stessa che sogna svolge entrambi i ruoli e si auto-analizza sfruttando la metafora degli scavi archeologici.


Sognare templi o rovine antiche è molto suggestivo, è un sogno che ci mette in comunicazione con l’inconscio collettivo a cui tutti “partecipiamo”.



Le rovine di un’antica città o addirittura di una civiltà scomparsa, come quella di Atlantide, possono rappresentare la scoperta dentro di noi, nel nostro inconscio, dell’immensa ricchezza che i millenni e tutte le generazioni di uomini prima di noi vi hanno depositato.

venerdì 2 dicembre 2011

Mito al Castello di Udine, tesoro di Attila


MITO CASTELLO DI UDINE, TESORO DI ATTILA


Testimonianze folkloristiche e popolari


"Si narra che nel castello di Manzano (UD), tuttora in fase di restauro, ci siano dei sotterranei che raggiungono la città stellata di Palmanova (UD) e nei quali ci sia nascosto il tesoro di Attila, anche se non è raro che nelle campagne di Aquileia (UD) si ritrovino monili e anelli in oro e a volte con pietre preziose attribuiti al tesoro di Attila, molti hanno cercato il tesoro all'interno del castello, specialmente nel primo dopoguerra, dicono che alcuni si siano persi nella miriade di tunnel sotterranei e siano riuscita ad uscire solo dopo molti giorni senza trovare quello con il tesoro, e si dice che alcuni di loro non siano più usciti".



Brescia, "Gli spaziali"


Le incisioni rupestri della Valcamonica (Capo di Ponte - provincia di Brescia) riservano molte sorprese ai visitatori. Con oltre 40.000 incisioni distribuite su 900 rocce questo luogo è considerato il parco d’arte rupestre più vasto di tutta l’Europa.




giovedì 24 novembre 2011

Miti Celtici


Portavi al collo quel talismano d'oro 

avuto da un saggio un lontano mattino 
quando eri ancora tra boschi di querce 
soltanto un guerriero bambino, 
soltanto un guerriero bambino. 

Ricordi tuo padre cacciare con l’arco 
il primo cervo, un premio già ambito, 
pescare tra i fiordi e poi in un torrente 
salvare quell’orso ferito, 
salvare quell’orso ferito. 

La casa al ritorno era calda e pulita, 
tua madre una donna di bianco vestita, 
le sue trecce d’oro amavi baciare, 
e per sempre sentirla cantare, 
e per sempre sentirla cantare. 

martedì 4 ottobre 2011

Wikipedia chiude, contro la legge ammazza Blog.


L'edizione italiana wikipedia sospende il servizio per protesta contro la legge intercettazioni ("legge ammazza-blog").

ecco il comunicato appena uscito sulle pagine di wikipedia.


Cara lettrice, caro lettore,in queste ore wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. la pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.il disegno di legge - norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) recita:«per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»negli ultimi 10 anni, wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. una nuova e immensa enciclopedia multilingue, che può essere consultata in qualunque momento senza spendere nulla.oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto ddl intercettazioni.tale proposta di riforma legislativa, che il parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo

sabato 1 ottobre 2011

"Chanson de Geste": Arte Contemporanea e Epico

Museo delle Marionette "A.Pasqualino" di Palermo
La Mostra Evento inizierà oggi alle 19e30 e durerà per due settimane:l'ingresso è libero.


[Balarm]

Una mostra di arte contemporanea che, prendendo spunto dal genere epico, si fa portatrice di messaggi attuali: stiamo parlando di “Chanson de Geste”, personale di Emanuele Lo Cascio, che si inaugura sabato 1 ottobre alle 19 al Museo delle Marionette Antonio Pasqualino (piazzetta Antonio Pasqualino 5, Palermo) e che rimarrà allestita fino a sabato 15 ottobre. La mostra, a cura di Katia Anguelova, presenta video e sculture inedite, che diventano spunti per racconti, storie di viaggi e spostamenti, riflessioni che indagano la dialettica del torto e della ragione, da sempre motore trainante della storia umana, investigando i nuovi meccanismi sottesi ai rapporti di forza: concetto, questo, che appare presente nella maggioranza delle relazioni poste in essere nella società in cui viviamo.

Il Cerchio che non ha più centro


Attraverso una serie di opere espressamente realizzate per questa esposizione - video e sculture - Emanuele Lo Cascio propone alcuni interrogativi, che appaiono come sguardi taglienti sul passato e sul presente, qui posti in discussione attraverso la storia, la letteratura e l’esperienza personale.

mercoledì 28 settembre 2011

I Rotoli del Mar Morto consultabili Online


I Rotoli del Mar Morto sono da ieri consultabili sul web grazie ad una iniziativa congiunta del Museo Israel di Gerusalemme (dove gli originali sono conservati) e di Google, che ha provveduto alla loro digitalizzazione. Il sito che li ospita è dds.collections.imj.org.il. Finora vengono proposti al pubblico i primi cinque rotoli: fra questi spicca il libro di Isaia, quasi nella sua interezza (66 capitoli), tracciato da uno scriba nel 125 a.C. Grazie alla tecnologia di Google (che nei mesi scorsi ha già immesso nel web l'archivio fotografico del Museo dell'Olocausto) è possibile ingrandire a volontà le immagini e mettere in luce così elementi che non sarebbero visibili ad occhio nudo. 
All'interno di ciascun Rotolo è anche possibile compiere ricerche per colonna, capitolo, o versetto. Viene inoltre fornita una traduzione in inglese. Dunque si tratta - secondo i responsabili del Museo Israel - di uno sviluppo importante per i ricercatori di tutto il mondo. I Rotoli del Mar Morto furono scoperti nelle grotte di Qumran - dove duemila anni fa si era insediata una setta di ebrei esseni - a partire dal 1947, e poi anche in anni successivi. Sono considerati un punto di riferimento importante per lo studio della evoluzione del pensiero monoteista.
L'articolo è uscito su Corriere della Sera, finalmente molti ricercatori del mondo, per merito del web (e di google che non se ne perde una) possono concentrarsi su questi documenti di valore inestimabile evitando di affrontare spese inaccessibili e di dover trovare autorizzazioni elitarie.

domenica 25 settembre 2011

Caravaggio a Cuba, amore a prima vista


L'AVANA - Ponti culturali, intrecci extra-continentali, Caravaggio approda a Cuba e spopola tra amanti seguaci e neofiti. 
Una nuova-vecchia moda, la mostra temporanea è l'oggetto dell'incontro tra l'Arte italiana e la cultura centroamericana . La forza d'attrazione di capolavori artistici permette di allargare nuovi orizzonti e aprirsi a nuovi percorsi: a dimostrazione che le infinite vie dell'Arte s'intrecciano in ragnatele impensabili neanche nell'osmotico mondo del web. Persino le figlie del Che s'accostano, per mezzo dell'iniziativa, alla lontanissima cultura italica.
Aleida,- afferma l'Ansa - la figlia del Che, avrebbe forse preferito veder arrivare a Cuba una tela di Leonardo. "Il mio italiano preferito è lui", confessa con un sorriso. Il Narciso però l'ha conquistata. Come è successo a Mariela Castro, la secondogenita di Raul, che arriva al braccio del marito italiano e sprizza entusiasmo da tutti i pori. Intorno a loro Cuba impazzisce per Caravaggio. Affollata all'inverosimile, nonostante il caldo da paura e anche un black out che sul piu" bello lascia al buio i capolavori, la cerimonia di inaugurazione della mostra italiana é un successone.
Momento della Mostra

Gli invitati erano 500, ne sono arrivati 200 di più. Non c'é il ministro della cultura cubano Abel Prieto, impegnato per l'intera giornata in una riunione di governo, non ci sono manco a dirlo Fidel e Raul Castro. Però a sorpresa, festeggiatissimo, arriva il cardinale Ortega, l'arcivescovo di Cuba. E poi politici, ambasciatori, artisti, intellettuali.

lunedì 23 maggio 2011

23 Maggio 1992, la vittoria di Mafia e Servizi Segreti

Commemoriamo una data, commemoriamo un giudice, un eroe, un martire. Commemoriamo una strage, improvvisa, calcolata, tentata più volte e quel giorno, "finalmente" riuscita!
Un magistrato che ha voluto dedicare la propria vita, la propria carriera, alla ricerca di quello che non deve essere scoperto. Ci sono cose che posso essere divulgate, perché si vuole che vengano divulgate, altre non devono essere scoperte, nessuna indagine, nessuna ricerca: la testardaggine si paga con la vita.
Ci sono poteri più che centenari, che mantengono l'anonimato, che si celano dietro coltri nebbiose e immagini ricostruite a tavolino: la massa deve sapere quello che può sapere, quello che in realtà vuole sapere. L'omertà di cui è stata sommersa la cultura siciliana non è altro che il nutrimento del secondo e terzo stato; Non è certo prerogativa di un popolo preso a modello da poteri che ne hanno saputo sfruttare le "potenzialità tradizionali". Ad uno stato pubblico corrispondono altri stati segreti e potenti, ai quali il primo è, e deve essere, sottomesso. Falcone, baluardo di una magistratura acerba ed ingenua, ha pagato per essersi intromesso in cosa loro.
Massimo Ciancimino, Gaspare Spatuzza, nuovi collaboratori di giustizia, seguaci di Buscetta, sappiate che i vostri papelli e dichiarazioni, i vostri "signor Franco", le vostre "presunte" riunioni Vito Ciancimino-Provenzano, le vostre "aleatorie" incertezze su mandanti e fautori della strage, rimarranno sempre verba volantes!


Ecco cosa sostiene Julienews.it [Rispoli], un articolo che ripercorrendo i fatti dell'89 ci conduce al '92, un articolo che fa riflettere e su cui noi poniamo l'accento:

giovedì 19 maggio 2011

I Nazca, disegni e figure gigantesche nel Perù

La Piantina dei disegni misteriosi, Nazca Lines Archaelogical Map
Sul suolo arido del Perù meridionale, l'antico popolo dei Nazca ha tracciato dei segni, invisibili ad altezza d'uomo, ben definibili ad un'altezza di circa 500 metri.
Ignorati sino agli inizi del Novecento, i segni, le necropoli della civiltà Nazca sono stati studiati per la prima volta dall'archeologo tedesco Max Uhle. Da allora numerose ipotesi si sono fatta per dare una sommaria definizione della funzionalità e dell'uso di quei giganteschi segni sull'arida terra del Perù.
Alcuni studiosi ritengono che fossero delle incisioni telluriche ricalcanti un gigantesco calendario astronomico.
Altri come segni zodiacali speculari a costellazioni, altri ancora ritennero opportuno, rifacendosi alle usanze dei popoli nomadi del centro-sud America, indicare i segni come luoghi-altare su cui le tribù commemoravano i propri avi, quindi un punto di vista per lo più religioso-antropologico.

Condor

La civiltà di Nazca è una popolo del Perù meridionale vissuta tra il II e VI secolo d.C., il nome “Nazca” è preso appunto dalla zona in cui essi vivevano,l’altopiano di Nazca, un vasto deserto della pampa che estende per circa 50 Km che a quei tempi era molto fertile. I Nazca erano una civiltà molto sviluppata e intelligente, basti pensare al complesso sistema di acquedotti della città diCahuachi, che nonostante i secoli è ancora funzionante. Questa civiltà nasconde alcuni segreti, perchè è fiorita all’improvviso e poi è scomparsa altrettanto repentinamente? Cosa sono le misteriose linee di Nazca?
La sensazionale scoperta risale al 1920, quando un piccolo aereo, allora ancora poco utilizzato, sorvolando la piana di Nazca scoprì vide sul terreno qualcosa di molto strano: la zona era piena di gigantesche figure stilizzate dianimali, figure geometriche e lunghissime linee rette, se alcuni disegni sono relativamente piccoli altri raggiungo lunghezze di 200 m. Queste linee sono praticamente dei solchi, non molto profondi, praticati sul terreno ed è proprio per la loro grandezza che non si riescono a vedere da terra, rimanendo così nascoste per parecchi secoli. Pensate che sono stati contati più di 300 disegni per un totale di tredicimila Km di linee e che gli animali rappresentati fanno parte realmente della fauna della zona.
Ma come faceva una civiltà di quel tempo a creare delle opere così faraoniche e soprattutto che funzioni avevano queste linee?
L’aspetto stupefacente delle linee di Nazca è la precisione con la quale sono state fatte, degna dei più bravi ingegneri del nostro tempo; alcuni studiosi ipotizzano che i disegni venivano prima realizzati su stoffa e poi realizzati, chiaramente con proporzioni maggiori, sul terreno con l’aiuto di corde, paletti e compassi di legno. Il contrasto delle linee col terreno si otteneva rimuovendo le pietre superficiali lungo le linee, così facendo il colore più chiaro delle pietre sottostanti faceva da contrasto col terreno; si pensa inoltre che le linee fossero utilizzate come un percorso celebrativo, ecco perchè le linee sarebbero così ben marcate, in quanto ogni giorno erano percorse da centinaia di persone.[complottiemisteri]
Astronauta


Primate
Ragno

Quindi le linee di Nazca non sono altro che dei percorsi utilizzati in passato per celebrare gli Dei? Alcuni dicono di no, secondo questi le linee erano destinate a qualcosa di pù grande!
Secondo Gerald Hawkins, un astronomo dell’osservatorio di Washington, i disegni di Nazca hanno allineamenti stellari simili a quelli di Stonehenge e non solo, il disegno chiamato “il grande rettangolo” coinciderebbe con la costellazione delle Pleiadi nel periodo in cui è stato creato.Ad aumentare la dose di mistero ci pensa il famoso disegno del “Ragno”, l’animale in questione è una ragno che vive solo nell’Amazzonia e presenta una particolarità che non è sfuggita alla civiltà di Nazca: l’organo riproduttivo del ragno è una minuscola escrescenza posta sulla terza zampa, talmente minuscola che è visibile solo al microscopio! Fin qui niente di strano, peccato che questa piccola escrescenza è presente anche nel famoso disegno! E non mi sembra che 1500 anni fa il microscopio fosse uno strumento conosciuto, anzi!
Una civiltà che lascia comunque trasparire, aldilà delle interpretazioni, più o meno attendibili, un'organizzazione tribale guidata da una classe dominante forte e autoritaria capace di comandare contadini e manodopera anche nella costruzione di grandi opere.
In conclusione, le conoscenze bio-scientifiche (Ragno), astrologiche-astronomiche, sono già di per sé di grande valore, ma suscita un maggiore stupore la figura dell'Astronauta, evidentemente ignoto in quel periodo...o forse no!



sabato 14 maggio 2011

I Pitti, un popolo ricco di mistero




In un panegirico del 297 d.C., il retore gallo Eumenio, menziona i Pitti per la prima volta. La più antica testimonianza dell'esistenza di un popolo dalle mille sfaccettature, storiche e mitologiche. 


Il nome con cui sono conosciuti ("Picts" in inglese) sembra essere derivato dal vocabolo latino "pictus" (dipinto), appellativo con il quale i Romani li avrebbero soprannominati a causa della loro abitudine di pitturarsi o, come alcuni credono, di tatuarsi i corpi nudi. Molti studiosi non concordano con quest’interpretazione e ritengono che il nome sia invece derivato dalla corruzione fonetica da parte dei Romani del nome originario in lingua pittica e fanno notare, a riprova della loro ipotesi, come stranamente nessuna menzione di una tale usanza non sia mai stata fatta, anche dai cronisti più antichi. 



Sono molte le leggende sui Pitti che sono state tramandate e si sono alimentate nei corsi dei secoli. 



Nell’anno 731, nella sua "Storia della Chiesa" in Inghilterra, riprendendo una tradizione inventata e utilizzata ai suoi tempi come propaganda politica dagli Scoti, il Venerabile Beda scrive che i Pitti, giunti in Irlanda dalla lontana Scizia, chiesero della terra agli Scoti e questi li mandarono allora a popolare il nord della Britannia. Ai Pitti giunti senza donne, gli Scoti offrirono loro persino le loro figlie, a patto che avessero continuato proclamare il loro re seguendo una discendenza matrilineare (cioè: con l'ovvio fine di rendere sempre possibile una legittima ripresa del territorio). 



Nel XII secolo, nella "Historia Norvegiae", il poeta e storico islandese Snorri Sturlason descrive invece i Pitti come dei Pigmei che vagavano il mattino e di sera, ma che a mezzogiorno perdevano la loro forza ed erano costretti a nascondersi dentro a buche scavate nel terreno. Si tratta ovviamente di una descrizione tipica della mitologia medioevale, ma la leggenda dei piccoli Pitti dimoranti sotto terra sopravvisse per molti secoli. La tradizione vuole, ad esempio, che i Vichinghi che per primi giunsero a Rousay, nelle isole Orkney, non osassero sbarcarvi perché avevano visto apparire sulle loro coste piccoli esseri, simili ad elfi o troll, brandenti lance scintillanti. E ancora Sir Walter Scott credeva che le gallerie dei villaggi di pietra preistorici (che ai suoi tempi si pensava erroneamente fossero stati edificati dai Pitti) fossero strette e basse a causa delle piccole dimensioni di quel popolo.



Se è vero che l’origine dei Pitti è avvolta dall’oblio della storia, non esistendo documenti scritti al riguardo, è altrettanto vero che oggi l’alone di mistero che li ha circondati per tanti secoli si è in parte dileguato. E' ormai assodato, ad esempio, che essi non giunsero in queste terre dal mare, ma che furono invece i diretti discendenti della popolazione autoctona occupante il territorio scozzese sin dall' Età del Ferro. 



È altresì condivisa l' ipotesi che la loro cultura fu fortemente influenzata, nel lungo lasso di tempo che intercorse tra il 4700 a.C. e il 500 a.C., dall' arrivo delle varie ondate migratorie di popolazioni indoeuropee, ibere e celtiche delle quali assimilarono credenze religiose e rituali cerimoniali. 



Ai tempi di Tolomeo i Pitti non presentavano unità politica; egli infatti ne parla come di un insieme di dodici tribù e anche Tacito scrive che alcune di loro si erano unite contro l' esercito di suo suocero Agricola nell'83 d.C.. Nel III secolo Cassius Dio menziona la presenza nelle regioni scozzesi di due grosse tribù, i Caledonii e i Maeatae. Anche da molte altre fonti classiche l'idea generale che se ne trae è che i Pitti fossero internamente distinguibili in due grandi gruppi che, a partire dalla metà del IV secolo, divennero noti con i nomi di Verturiones e Dicalydones. 



Secondo una tradizione, ancora viva nel IX secolo, il loro territorio sarebbe stato suddiviso in sette province nominate dal nome dei sette figli del primo re e padre eponimo di quel popolo, Cruittne (Cruitni era, infatti, il nome dei Pitti Gaelico). Sebbene non si tratti che di una leggenda, sono in molti a ritenere fondata l'ipotesi che il territorio fosse suddiviso in un certo numero di distretti. 



In realtà non si può dire molto di più. Non sappiamo neppure come i Pitti si chiamassero tra loro e se riconoscessero il concetto stesso di un nome unico o di uno stato unitario.



In termini storici i Pitti sono considerati entità politico-sociale a partire dal tempo della spedizione di Agricola. Sappiamo che erano stanziati al di sopra del Vallo di Antonino (circa 150 chilometri a nord del più famoso Vallo di Adriano), che non furono mai assoggettati al dominio romano e che furono agricoltori, pescatori, allevatori ma, soprattutto, come i loro avi Celti, guerrieri tenaci, valorosi e terribili. Pare anche assodato che essi furono effettivamente divisi in due gruppi che, per comodità, sono indicati come Pitti del Nord e Pitti del Sud. 



Il loro regno raggiunse il suo apice durante il VI secolo d.C., nello stesso periodo in cui nella Scozia occidentale si installarono i Dal Riata, anche conosciuti come Scotti, provenienti dall' Irlanda. Con gli Scotti, giunse anche in queste terre il Cristianesimo al quale i Pitti progressivamente si convertirono. 



Poi nel IX secolo d.C., la dinastia dello scotto Kenneth mac Alpin prese il sopravvento, gettando le basi della nascita della attuale nazione scozzese. Il territorio, un tempo dei Pitti assunse il nome di "Alba", nome con cui ancora oggi in gaelico si chiama la Scozia e che venne nei secoli successivi esteso a tutta l' isola britannica, come Alban o Albion, e di loro non rimase traccia. 



Alcuni, volendo alimentare il mistero, li vorrebbe addirittura considerare un popolo "scomparso". Più credibilmente essi furono gradualmente inglobati dalle popolazioni gaeliche.



"Carden" (bosco), "pert" (foresta), "lanerc" (spazio senz’alberi, radura), "caer" (forte), "pren" (albero), "aber" (confluenza, foce di un fiume) sono parole che sono fatte risalire al loro antico linguaggio, anch’esso sconosciuto mancando fonti scritte, anche se si ritiene facesse parte del ceppo Gallo-Britanno della famiglia del Celtico, a sua volta ramo della madre lingua Indo-Europea.



Come in altre parti d' Europa è la toponomastica che conserva prefissi riconducibili alla lingua perduta. "Pett/Pit" stava, ad esempio, ad indicare un insediamento e sopravvive tuttora nei nomi di diverse città (Pitcairn, Pittlochry... ), così come "Pen" (Penrith, Penmaenmawr, Penarth, ...). In Italia ritroviamo la stessa radice nei luoghi un tempo abitati dalle popolazioni celtiche e non ci sorprenderà dunque scoprire che i nomi degli Appennini e dei Monti Pennines inglesi hanno una comune origine!



Fu solamente a partire dal XVI secolo che l' interesse degli studiosi iniziò a rivolgersi ai Pitti, per merito di John White, divenuto famoso per i suoi disegni di indiani completamente ricoperti di tatuaggi da lui incontrati partecipando alle spedizioni di Sir Walter Raleigh nel Nuovo Mondo.



White pensò di aver trovato la prova tangibile che quanto si raccontava dei Pitti potesse corrispondere alla realtà e ipotizzò un parallelo tra l' usanza dei "nobili selvaggi delle Americhe " e quella degli antichi abitanti della Scozia. La sua teoria scatenò l'interesse della gente comune e del mondo scientifico inglese ed i Pitti divennero argomento di discussione e studio.



Ovviamente molte furono le ipotesi e le dotte diatribe tra le varie correnti di pensiero. Nel XIX secolo, dalla pura speculazione si iniziò a considerare l'attendibilità documentaria degli eventi storici annessi.



Fu infatti nel 1819 che vicino al villaggio scozzese di Fife fu scoperto un piccolo tesoro. Questo, sebbene non fosse subito attribuito ai Pitti, conteneva alcuni oggetti che portavano incisi simboli identici a quelli che erano stati scoperti su alcune pietre erette scolpite, presenti qua e là in tutta la Scozia. La cosa destò scalpore e diversi ricercatori iniziarono a volgere la loro attenzione verso quelle pietre sino allora ignorate.

venerdì 13 maggio 2011

Castello a Mare, Palermo, una fortezza secolare


Il Castello a Mare si erge, nella forma in cui oggi è ancora possibile ammirarlo (per la verità molto modesta per via di numerose demolizioni), all'estremità Nord-ovest di Palermo, sulla penisoletta formata dall'insenatura della Cala. Edificato dagli Arabi, era un vero e proprio fortino difensivo: la prima fortificazione difensiva in opposizione agli attacchi via mare.

Pisani, Veneziani ecc.. avevano la possibilità di navigare fin sotto le mura Ovest della città: infatti, il golfo della cala, diversamente dall'estensione odierna, giungeva fino all'attuale Via Roma, dove l'incontro dei due fiumi che circondavano Balarm (questo il nome di Palermo nella pronuncia araba), il Papireto a Nord ed il Kemonia a Sud, creavano una conca in cui era facile sbarcare. Il Castello a Mare oggi presenta numerose differenze rispetto alla sua edificazione (intorno la metà del IX sec. a.C.) poiché nel corso dei secoli ha dovuto subire numerosi bombardamenti e demolizioni. Da Torre-Fortezza, nel XVI sec., divenne residenza dei viceré di Sicilia e in seguito sede siciliana del Tribunale dell'Inquisizione. Numerose costruzioni di segrete e fossati difensivi risalgono proprio a quel periodo. Ri-assunta la funzione difensiva con i Borboni, il Castello subì cospicui attacchi e smantellamenti. Parzialmente demolito con cariche di dinamite per ampliare il porto di Palermo nel 1923, subì ulteriori danni durante la seconda guerra mondiale.

A tutt'oggi sono riscontrabili elementi architettonici ed artistici ascrivibili all'epoca Arabo-Fatimita (i resti del grande Maschio) e Normanna (il torrione).


Edward Rutherfurd, I Principi d'Irlanda. Recensione

Edward Rutherfurd, I PRINCIPI D'IRLANDA

Ed. Oscar Mondadori-bestseller
Sangue, acciaio, magia. È questo il mondo di Ibernia, come veniva chiamata l'Irlanda dagli antichi romani. Una storia, lontana più di mille anni, che ci appare come uno spettro e si fa lentamente strada, con fascino, con un'autorevolezza fuori dal comune. Davanti a noi sfilano le favolose divinità pagane, i bardi, i druidi, le terre remote e selvagge dell'estremo Nord. Fatti e leggende si intrecciano: la missione evengelizzatrice di san Patrizio, la cristianizzazione dell'isola,

venerdì 6 maggio 2011

La Loggia P2, Massoni ieri, al comando oggi

I principali programmi stilati dalla P2, dalle riunioni segrete, dagli incontri sotto traccia, internazionali e nazionali, hanno oggi il loro pieno riscontro.




1981:
La notizia la dà il telegiornale della notte: la presidenza del Consiglio dei ministri ha deciso di rendere pubblici gli elenchi della loggia massonica P2, l’associazione segreta che il Maestro venerabile Licio Gelli chiama «l’Istituzione». È il 20 maggio 1981. L’Italia è scossa: di quella loggia misteriosa si parla ormai da molto tempo, ma ora i suoi componenti prendono un nome e un volto. E gli italiani scoprono che esiste un potere sotterraneo, un governo parallelo, uno Stato nello Stato. Negli elenchi della loggia sono iscritti i nomi di quattro ministri o ex ministri, 44 parlamentari, tutti i vertici dei servizi segreti, il comandante della Guardia di finanza, alti ufficiali dei Carabinieri, militari, prefetti, funzionari, magistrati, banchieri, imprenditori, direttori di giornali, giornalisti…[Altrainformazione]

Moltissimi uomini noti si riuniscono in questa setta segreta per programmare il futuro dell'Italia, senza alcun piglio democratico, quest'élite ha smosso denaro, uomini, capi di governo, editori, giornalisti, politici, a proprio piacimento.
Numerosi i colpi di stato, gli assassinii, rapimenti e falsi rapimenti, atti di terrore riconducibili alla Loggia Massonica P2. con a capo Licio Gelli.

Licio Gelli
Gelli era arrivato al vertice della P2 dopo una onorata carriera come fascista, simpatizzante della Repubblica di Salò, doppiogiochista con la Resistenza, collaboratore dei servizi segreti inglesi e americani, infine agente segreto della Repubblica italiana. Volonteroso funzionario del Doppio Stato: soldato, come tanti altri fascisti e nazisti, arruolato nell’esercito invisibile che gli Alleati avevano approntato, dopo la vittoria contro Hitler e Missolini, per combattere la «guerra non ortodossa» contro il comunismo. Entrato nella massoneria, aveva contribuito a selezionare, dentro l’esercito, gli ufficiali anticomunisti disposti ad avventure golpiste. Nel colpo di Stato (tentato) del 1970 aveva avuto un ruolo di tutto rispetto: suo era l’incarico di entrare al Quirinale e trarre in arresto il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, quello che mandava telegrammi a raffica che finivano sempre con un bel «viva la Resistenza, viva l’Italia». Poi il golpe non ci fu, sospeso forse dagli americani, ma la «guerra non ortodossa» continuò, con una serie di stragi che insanguinarono l’Italia. Fino al 1974, anno di svolta. Allora la strategia della guerra segreta contro il comunismo cambiò: basta con la contrapposizione diretta, con i progetti apertamente golpisti, sostituiti da una più flessibile occupazione, attraverso uomini fidati, di tutti gli ambiti della società, di tutti i centri di potere. La massoneria (o almeno una parte di essa) fornisce le strutture e le coperture necessarie a organizzare questo club del Doppio Stato, questo circolo dell’oltranzismo atlantico. Nasce la P2 di Licio Gelli. In cui poi, all’italiana, entrano anche (e per alcuni soprattutto) le protezioni, le carriere, gli affari e gli affarucci. [Altrainformazione]

Un uomo dalle mille risorse, dai milioni di allacci e legami, dalle conoscenze importanti e di peso, capace con un suo movimento di smuovere la politica e l'economia di tutto un paese ed oltre.
Tra le tessere della P2 spiccano nomi di uomini ormai fuori dal mondo attivo dell'economia, della politica e dell'informazione, ma anche uomini di peso consistente, Vittorio Emanuele di Savoia, Maurizio Costanzo e....la tessera 1816: Silvio Berlusconi.

Oggi il più noto degli iscritti alla P2 è Silvio Berlusconi, tessera numero 1816. Per la P2 Berlusconi ha subito la sua prima condanna, ormai definitiva: per falsa testimonianza. Nel 1990, a Venezia, viene infatti giudicato colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla loggia. L’anno prima, però, c’era stata una provvidenziale amnistia.

Quando parla della P2, Berlusconi se la cava, di solito, con qualche battuta. Eppure l’iscrizione alla loggia è stata determinante per i suoi primi affari immobiliari. Per esempio per ottenere credito dalla Banca nazionale del lavoro (controllata dalla P2, con ben otto alti dirigenti affiliati) e dal Monte dei Paschi di Siena (era piduista il direttore generale Giovanni Cresti). Conclude la Commissione Anselmi: gli imprenditori Silvio Berlusconi e Giovanni Fabbri (il re della carta) «trovarono appoggi e finanziamenti al di là di ogni merito creditizio». Ma poi, fatte le case, bisogna venderle. E non fu facile, per Berlusconi. Lo soccorse, agli inizi della sua carriera di immobiliarista, un «fratello» della loggia segreta, il napoletano Ferruccio De Lorenzo, già sottosegretario liberale in un governo Andreotti e padre di Francesco, futuro ministro della Sanità e imputato di Mani pulite: Ferruccio De Lorenzo acquistò, come presidente dell’Enpam (l’Ente nazionale previdenza e assistenza dei medici italiani) prima due hotel a Segrate, poi decine di appartamenti di Milano 2. L’Enpam decise poi di affidare a Berlusconi anche la gestione del teatro Manzoni di Milano, controllato dall’ente.


Il "nostro" Premier ha fatto carriera, Economicamente, il bravo imprenditore che si è fatto da solo, non ha fatto altro che sfruttare i canali preferenziali messigli a disposizione dalla setta, Politicamente, ha messo mano ad un programma già ben delineato e lo sta portando a compimento...


Quando Gelli parla di Berlusconi, è lapidario: «Ha preso il nostro Piano di rinascita e lo ha copiato quasi tutto», dichiara all’Indipendente nel febbraio 1996. Il Piano di rinascita democratica era il programma politico della P2. Fu sequestrato il 4 luglio 1981 all’aeroporto di Fiumicino, nel doppiofondo di una valigia di Maria Grazia Gelli, figlia del Venerabile. Riletto oggi, risulta profetico. Prevede, infatti, di «usare gli strumenti finanziari per l’immediata nascita di due movimenti l’uno sulla sinistra e l’altro sulla destra». Tali movimenti «dovrebbero essere fondati da altrettanti club promotori». Nell’attesa, il Piano suggerisce che con circa 10 miliardi è possibile «inserirsi nell’attuale sistema di tesseramento della Dc per acquistare il partito». Con «un costo aggiuntivo dai 5 ai 10 miliardi» si potrebbe poi «provocare la scissione e la nascita di una libera confederazione sindacale». Per quanto riguarda la stampa, «occorrerà redigere un elenco di almeno due o tre elementi per ciascun quotidiano e periodico in modo tale che nessuno sappia dell’altro»; «ai giornalisti acquisiti dovrà essere affidato il compito di simpatizzare per gli esponenti politici come sopra». Poi bisognerà: «acquisire alcuni settimanali di battaglia», «coordinare tutta la stampa provinciale e locale attraverso un’agenzia centralizzata», «coordinare molte tv via cavo con l’agenzia per la stampa locale»...insomma...Il Programma di Forza Italia prima e dell'odierno PDL, basato su percorsi definiti da una setta segreta e basata sulla delinquenza e sull'illegalità.

Il figlioccio di Andreotti, il fantoccio di Gelli, la rovina dell'Italia.

Nella storia italiana non si butta via niente, c’è una continuità di fondo con il peggio delle nostre vicende, fatte di un anticomunismo eversivo, bancarotte e spoliazioni di denaro pubblico, politica corrotta, stragi, morti ammazzati, rapporti inconfessabili con le organizzazioni criminali. Il passato, il tremendo passato italiano, deve sempre restare non del tutto chiarito, perché i dossier, gli uomini, i segreti, i ricatti che da quel passato provengono possano essere riciclati nel futuro. Da questo punto di vista, la parabola di Silvio Berlusconi, uomo «nuovissimo» che viene dal passato vecchissimo di Gelli e affiliati, è la parabola dell’Italia. [Altrainformazione].